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LUNGO LA RUTA 40 IN VESPA: L’AVVENTURA DELLO SCRITTORE LORENZO FRANCHINI

Macinare migliaia di chilometri lungo una strada non del tutto asfaltata in sella ad una Vespa sognando di raggiungere uno dei luoghi più remoti della terra, Ushuaia.

Quanti di noi sarebbero disposti a lasciare momentaneamente le proprie certezze (una famiglia, una moglie, bimbi piccoli, un lavoro, una quotidianità incombente) per buttarsi nell’ignoto di un viaggio che non si sa se si sarebbe riusciti a portare a termine?

Molti direbbero:”Io, io…”. Ma, poi, in realtà quanti partirebbero davvero? Probabilmente pochissimi.

Riuscirci e ritornare a casa con una nuova consapevolezza, quella di esserci riusciti, di essersi messi alla prova, di aver lottato, sperato, pianto e sognato quella tanto agognata meta. 

E’ questa l’impresa compiuta da Lorenzo Franchini, autore del libro tratto dalla storia vera che lo ha visto protagonista “Dove il mondo finisce – In Vespa lungo la Ruta 40”. 

E’ lui che riporta la cronaca di questo viaggio strepitoso “….se prima riportare la cronaca del nostro viaggio lo consideravo solo un facile e piacevole passatempo, ora sentivo la responsabilità di dover trasmettere qualcosa che andava oltre la semplice narrazione degli eventi….”

Il viaggio non è solo timbrare un passaporto ma è anche mettersi alla prova, uscire dalla propria comfort zone, chiedersi se siamo capaci di farcela. E’ una scoperta di sé stessi, di un nuovo sé. Quante volte ci siamo detti:”Mi piacerebbe partire, mi piacerebbe mettermi alla prova, scoprire nuove parti di me che nemmeno immagino”. 

Ecco, c’è chi questa avventura l’ha fatta per davvero ed ha provato sulla sua pelle la fatica, la stanchezza, l’orgoglio di averla portata a termine ed anche il rammarico di averla terminata. 

Quante persone incontriamo lungo la nostra strada? Quante di loro ci lasciano un qualcosa che ritroveremo nella nostra quotidianità? Con quante di loro ci ritroviamo a percorrere un pezzetto della nostra vita? E’ questo il bello del viaggio, l’essere un puzzle che si costruisce tassello dopo tassello.

E’ quello che è successo a Lorenzo, il quale, si è ritrovato a percorrere migliaia di chilometri con tante persone provenienti da diverse parti d’Italia, con diversi dialetti, diverse età, modi di pensare e vivere diversi. Insieme avevano un obiettivo comune, quello di arrivare alla meta, di provare sulla loro pelle cosa significasse arrivare all’altro lato del globo. Sono riusciti ad amalgamarsi ed a tirare fuori il meglio da ognuno di loro.

E’ questa commistione di persone che porta al successo di quest’impresa eroica. Ora la Ruta 40 è asfaltata e percorrerla è molto più semplice di quanto abbiano fatto Lorenzo ed i suoi compagni di avventura. 

Il libro ti trascina in un vortice di emozioni, sembra di essere lì con tutta la truppa. L’organizzazione del viaggio (con tutte le vespe da trasportare, i ricambi) è davvero meticolosa, a tratti militare. Altro che preparare le valigie per i bebè, nulla al confronto!

Il loro arrivo arrivo a Buenos Aires è segnato da una bella accoglienza: ci si sente tutti uniti ed il ricordo dell’Italia così lontana si fa sempre più vivo ascoltando i porteños.

Poi la partenza dove ad un tratto emerge l’Io, il Sè ed il piacere che regala questa esperienza:”…Godo della sensazione di solitudine che provo nell’attraversare questa zona desertica. Canto urlando dentro il casco per vincere l’assordante rumore dell’aria, tanto nessuno può sentirmi, e intanto penso a come costruire il pezzo che scriverò questa sera….” 

C’è spazio per l’empatia come nel caso di un vespista che aiuta il compagno che a causa del vento fa fatica, affiancandolo per rompere la resistenza del vento. 

Ci sono anche attimi di terrore come nel caso di un incidente avvenuto ad un compagno di viaggio che, per fortuna, ne ricava tanti lividi ed un grandissimo spavento per tutti.

L’arrivo ad Ushuaia porta con sé inevitabilmente il resoconto di tutto il percorso fatto ma la gioia di sapere di  esserci arrivati, di essere arrivati alla fine di questo lungo viaggio che mai altri prima avevano provato.

Noi abbiamo visitato l’Argentina arrivando fino ad Ushuaia: è stato un viaggio intenso che ci ha permesso di toccare con mano la meraviglia della natura e l’immensità di questo Paese. Noi, però, da Buenos Aires siamo arrivati ad Ushuaia in aereo percorrendo la distanza tra le due città in quasi quattro ore di volo. Immaginiamo che avventura abbiano vissuto a percorrerla in Vespa!

E’ arrivato il momento di lasciare la parola all’Autore di questo meraviglioso libro che, con grandissima disponibilità e gentilezza, ha accettato di rispondere alle nostre domande sull’avventura compiuta e sul suo essere viaggiatore. 

Ecco, di seguito riportata la nostra intervista.

THE MAMOS FAMILYLa vostra è stata un’impresa epica. Perché la scelta della Patagonia?

AUTORE  “La proposta di attraversare l’Argentina viaggiando lungo la Ruta 40 fu di Daniel, uno dei miei compagni di viaggio, soprannominato Argento proprio per via dei suoi natali in terra d’Argentina, dove ha vissuto gli anni della gioventù. Credo ci siano poche zone del nostro pianeta in grado di scatenare la voglia di avventure “on the road” quanto la Patagonia. L’idea di Daniel venne incoscientemente accettata fin da subito. Dico incoscientemente perché non tutti, e io per primo, eravamo ben consci di dove saremmo andati e di cosa avremmo incontrato. Tutti quanti, chi più chi meno, eravamo in cerca d’avventura, ma ne trovammo molta più di quanto ci saremmo mai aspettati!

THE MAMOS FAMILY: Quale è stata la cosa che più ti ha messo a dura prova in questo viaggio?

AUTORE : Intraprendere un viaggio di questo genere è un’esperienza estrema che ti porta a guardare dentro te stesso più di quanto uno riesca a fare nella vita di tutti i giorni. A mettermi a dura prova è stato scoprire un lato egoistico che non pensavo di avere. Ero talmente immerso in questa avventura da concentrarmi solo su quello che stavo facendo relegando tutto il resto in secondo piano, compresi i miei affetti rimasti a casa ad aspettarmi. Anche in occasione dei due incidenti stradali che hanno complicato il nostro viaggio mi sono trovato ad avere pensieri egoistici: alla preoccupazione per le condizioni di salute dei miei compagni vittime di questi incidenti si accompagnava il “fastidio” di pensare con egoismo che a causa di questi incidenti era messo in forse il prosieguo del viaggio. Di questa cosa ne ho scritto anche nel libro. Parlando con i miei compagni di viaggio mi ha un po’ consolato sapere che questo “egoismo” non era stato un sentimento solo mio, in fondo siamo pur sempre esseri umani e le nostre debolezze ce le portiamo dietro anche quando andiamo in capo al mondo”.

THE MAMOS FAMILY : Sei riuscito a coniugare due grandi passioni: la Vespa ed i viaggi. Come hai fatto?

AUTORE : “Oltre alla Vespa e al viaggio sono anche un lettore vorace e mi diletto a scrivere, sia dei miei viaggi che di altro. A coniugare tutte queste cose che mi appassionano ci ha pensato proprio quel viaggio “…alla Fin del Mundo”. Facevo tutte queste cose già prima di partire per l’Argentina, ma è solo dopo esser stato in Patagonia, grazie alla visibilità che mi ha dato aver fatto quel viaggio, che ho cominciato a farlo in maniera seria e costante, il che mi ha portato a scrivere un libro e ad avere lusinghiere collaborazioni con aziende e testate di settore. Ti racconto un aneddoto: quando arrivai a Ushuaia finii per perdere la strada e mi trovai smarrito nella zona commerciale del porto. Su un muraglione era dipinta una scritta gigantesca, lunga decine di metri: “Ushuaia, End of the World, Beginning of Everything”, una sorta di profezia che in qualche modo si è poi avverata.

THE MAMOS FAMILY : Che tipo di viaggiatore sei?

AUTORE : Penso di potermi definire  un viaggiatore attento, anche se a modo mio. La mia curiosità è profonda, mi piace condividere le mie esperienze e mi riconosco una buona apertura mentale. Provo sempre un certo fastidio quando certi “viaggiatori”, con spocchia, tendono a prendere le distanze dai cosiddetti “turisti”. Io credo che dipenda dalla sensibilità di ciascuno, viaggiatore o turista che sia. Conosco viaggiatori overlander che in realtà non sono altro che turisti che adattandosi – o potendoselo permettere – vivono in vacanza e lo fanno da una vita, così come conosco turisti che si possono permettere giusto quelle due settimane di vacanza all’anno che hanno saputo far diventare un vero e proprio viaggio anche una crociera all inclusive.

THE MAMOS FAMILY : Come hai condiviso con i tuoi figli la passione per i viaggi?

AUTORE : Condividere le nostre passioni con i figli è sempre un argomento delicato, è forte il rischio di proiettare su di loro le nostre ambizioni o anche solo il nostro rammarico per qualcosa che avremmo voluto fare in gioventù e non abbiamo fatto. Nello specifico del viaggio in Patagonia sono partito che i miei due figli avevano rispettivamente 9 e 7 anni e non credo avessero ben chiaro cosa fosse andato a combinare il loro papà in Sud America. In questo il mio libro è stato utile per aiutarli a comprenderlo quando anno avuto qualche anno in più. Adesso che sono cresciuti e che non vengono più in vacanza/viaggio con mamma e papà li vedo comunque curiosi e aperti verso esperienze itineranti. Quando erano bambini abbiamo fatto diverse vacanze vagabonde in automobile, lunghi viaggi dove prenotavamo il minimo indispensabile (erano tempi in cui non esistevano piattaforme come Booking o AirBnB). Per dei bambini delle vere e proprie avventure che non dimenticheranno mai!

THE MAMOS FAMILY : Ci saranno altre avventure come quella in Patagonia?

AUTORE : Un’avventura come quella in Patagonia è irripetibile, e non è un modo di dire. Noi abbiamo viaggiato lungo la Ruta 40 ed abbiamo fatto in tempo a trovarla ancora nelle sue condizioni originarie di pista sterrata solo l’ultima parte, un lungo tratto di 1.700 chilometri che non dimenticheremo mai. Oggi a non molti anni di distanza tutta tutta la “Cuarenta” è stata asfaltata perdendo così parte del suo fascino. Detto ciò, considerata anche l’età che avanza, più che vedermi ancora in giro per il mondo in sella a una Vespa mi vedrei meglio a bordo di un bel camper, anche spartano, diciamo quanto basta per avere quel minimo di comfort in più rispetto a quello offerto da uno scooter. Dove mi piacerebbe andare con questo ipotetico camper? In Mongolia, via terra, partendo da casa...

Un grazie speciale a Lorenzo per il tempo dedicatoci e per aver parlato con noi di viaggi, sogni e nuove avventure. 

Vi consigliamo di seguirlo sui suoi blog http://lorenzo205.blogspot.com/ e http://doveilmondofinisce.tk/ e sul suo canale social instagram lorenzo205_franchini 

Buona lettura!

Siete interessati a questo libro? Ecco le informazioni per voi!

DOVE IL MONDO FINISCE

Alpine Studio Editore
Collana: Orizzonti
ISBN: 978 88 99340 834
Pagine: 374 – Euro 16,80

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