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Non ricordo dove avessi letto questa notizia che, tra me e me, mi aveva fatto pensare:”Immagino che esperienza meravigliosa stia vivendo questo ragazzo, lo ammiro davvero e mi piacerebbe poterla vivere chissà un giorno”.  Mi era capitato di pensarci spesso e di essermi chiesta come un viaggio del genere possa cambiare una persona e renderla migliore. 

Mi è subito venuta in mente una bellissima canzone del cantante Cesare Cremonini che attraverso la sua canzone “Buon viaggio” richiama la nostra attenzione sul percorso di cui si godrà attraverso il viaggio. Spesso l’unico fine cui aspira il turista è il timbro sul passaporto e più se ne accumulano più si è felici. Viaggiando nel corso degli anni ho capito la differenza tra condividere il numero di Paesi visitati sul passaporto e far diventare il viaggio parte integrante della propria vita. Non è la meta la parte più importante, è il percorso che serve ad arrivare alla meta.

Quando ho scoperto questo libro mi sono accorta che il protagonista è proprio lui: Mattia Miraglio, il ragazzo che partito da Savigliano in provincia di Cuneo ha cominciato il suo giro del mondo e di cui avevo sentito parlare.

Le sue parole sono davvero un monito ad affrontare la vita e morderla. Nel suo libro Mattia scrive:”... Ho sempre avuto la consapevolezza che la vita abbia una scadenza. Doveva essere una molla per impegnarsi, una motivazione per una vita piena e felice. Invece, ho vissuto per tanto tempo con ansia, pigrizia e apatia, per quanto cercassi esteriormente di nasconderlo, il più possibile….”

“...Poi, un giorno qualunque, il risveglio. Era giugno del 2012, mi trovavo in una piccola stanza in condivisione nel cuore pulsante di Londra, dove vivevo da circa 10 mesi. Dopo aver chiuso l’ultimo libro di Tiziano Terzani La fine è il mio inizio, mi sono accorto di quanto tempo avessi sprecato inutilmente a lamentarmi. Non vivevo, sopravvivevo. In quel giorno di fine settembre, decisi che avrei dovuto fare qualcosa di importante, almeno per me, anche se non avevo minimamente idea da che parte cominciare….”

Mattia ha compiuto un giro del mondo diverso, insolito perchè gli unici suoi aiutanti sono stati  le sue gambe ed il carrellino che lui spingeva contenente tutte le sue cose. Ho letto questo libro tutto d’un fiato, mi ha emozionata moltissimo. 

Probabilmente, in una società come la nostra si tende a giudicare chi compie scelte diverse dalla massa, chi vuole andare oltre le apparenze e mi è sembrato di scoprire, tra le righe di questo libro, una persona davvero molto profonda. 

Ma cosa spinge una persona ad andare oltre le proprie potenzialità, a voler cercare l’ignoto, a voler mettersi alla prova in una sfida così diversa rispetto alla normalità  racchiusa all’interno delle proprie case?

Alzi la mano chi non ha sognato di mollare tutto e partire: il bello è che a sognarlo sono in tanti ma a rendere effettiva questa decisione sono in pochi. 

Si dice che “tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare” ed è vero perchè come in tutte le cose siamo tutti bravi a dire che vogliamo fare qualcosa ma nell’atto pratico pochissimi che davvero lo mettono in pratica. 

Questo ragazzo ci è riuscito e se penso a tutti i chilometri che ha macinato ed a tutte le difficoltà che ha superato ed attraversato non posso che complimentarmi con lui. 

Ha provato sulla sua pelle la gratitudine e la gentilezza da parte di persone mai incontrate prima: spesso si ha paura di quello che c’è fuori, si ha paura di chi non si conosce quando è proprio questa la bellezza del viaggio. Scoprire che viaggiare è anche questo, mettersi in contatto con nuovi modi di pensare e nuove forme di gentilezza cui non eravamo più abituati a causa di una vita frenetica che non lascia spazio per l’altro. 

Eppure, Mattia durante questo percorso straordinario è riuscito ad incontrare delle persone che lo hanno fatto sentire accolto, lo hanno trattato con un figlio, come un fratello ed in questo modo il peso dell’essere lontano da casa si è ridimensionato.

Anche a noi quest’estate durante il nostro viaggio in Croazia sono successi degli episodi che ci hanno fatto pensare che la gentilezza sia davvero un modo meraviglioso per farsi conoscere. A Spalato la nostra proprietaria di casa ci è venuta a bussare verso le nove di sera per portarci dei regali tra cui un magnete da collezione sapendo che io li colleziono. 

Sull’Isola di Rab la nostra host ci piegava i panni che noi avevamo lasciato ad asciugare sulle corde oppure ci portava i pancakes appena preparati. 

Gesti semplici ma fatti con amore. 

Un altro aspetto che mi ha colpito è che siamo abituati ad avere tutto, dall’acqua calda al cibo sempre pronto. Mattia nel suo libro parla di tutte le comodità cui ha dovuto ed è riuscito a fare a meno. Dalle piccole cose quotidiane come l’acqua calda ed il caffè…noi saremmo pronti a rinunciare a tutte le nostre comodità?

Il libro si chiude con le parole del protagonista:”.….Sono partito più di un anno e mezzo fa, spinto principalmente dal mio istinto, alla ricerca di un amore che non avevo mai trovato per la vita. Ora sono consapevole che il fuoco dell’amore per la vita è sempre stato dentro di me. Il viaggio è stato un modo per accenderlo. E, e sarà sempre, un modo per farlo crescere e alimentarlo….”.

Scheda del libro

Titolo: “A passo d’uomo. Giro del mondo a piedi”
Autore: Mattia Miraglio
Editore: L’Artistica Editrice (24 maggio 2016)
Pagine: 200 p.
Descrizione: “Il 13 settembre 2013, sul balcone di casa mia, ho deciso di fumare l’ultima sigaretta, quella del “condannato a vita” e partire per il giro del mondo. A piedi. Più che una scelta, è stata una necessità, nata dalla sensazione di essere sempre fuori posto, dall’alzarsi al mattino senza volerlo davvero, senza una motivazione o uno scopo. Dalla volontà di fare qualcosa di radicale, che mi permettesse di apprezzare la vita per quello che è davvero: un regalo. E così sono partito. Ho attraversato l’Italia da ovest a est, sono sceso verso Istanbul, ho percorso le strade dell’Asia dalla Turchia all’Iran, dall’India all’Indonesia, ho sperimentato il silenzio e la vastità dell’Outback australiano. Tutto a piedi, con un carretto che per oltre un anno e mezzo è stata la mia casa camminante. Il mio giro del mondo continua e in questo libro vi racconto la prima parte.”

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